mercoledì 5 giugno 2019

Ines Zucchelli conquista l’Everest: «Ma era notte, non ho visto nulla»

La coda per gli ottomila


La 53enne di Borghetto Lodigiano è salita dal versante tibetano: su quello nepalese, negli stessi giorni, ci sono stati 11 morti per il freddo durante le lunghe attese. «Nel mio stesso giorno programmate 90 salite, in cima alle 4 di notte»

Salire in cima all’Everest e vedere poco o nulla, se non le sagome delle montagne vicine, perché per salire c’è la coda e quando arriva il tuo turno è notte fonda. Sentire, da voci riferite, che ci sono dei problemi sull’altro versante, quello nepalese, ma scoprire soltanto al ritorno che da quella parte ci sono stati 11 morti, per il freddo e la fatica delle lunghe «code» a ottomila metri. Questa l’esperienza di Ines Zucchelli, 53 anni, originaria di Borghetto Lodigiano, che alle 4 precise del 23 maggio scorso è diventata la quinta donna italiana di sempre (e prima in assoluto tra gli alpinisti lodigiani) a conquistare il «tetto del mondo».

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Quanto monotona sarebbe la faccia della terra senza le montagne.

Immanuel Kant

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