venerdì 22 marzo 2019

La Regione Liguria ha cancellato mille ettari di aree protette

In Consiglio sono stati respinti tutti gli emendamenti dell’opposizione La replica dell’assessore Mai: in futuro nulla vieta di tornare indietro

Il Parco del Finalese è tramontato definitivamente dopo la bocciatura in Consiglio regionale
GENOVA
«La Liguria che vogliamo e che stiamo costruendo ha sempre guardato all’ambiente e oggi è dalla parte di tutti i giovani in piazza» aveva scritto il governatore Giovanni Toti sulla sua pagina di Facebook commentando il Friday for future».
Due settimane fa il consiglio regionale aveva votato all’unanimità un ordine del giorno sulla tutela ambientale e sull’adesione all’agenda 2030. Però ieri lo stesso consiglio regionale ha fatto fare un altro passo avanti (fino all’articolo 13) alla Legge che ridefinisce i Parchi regionali e le aree protette della Liguria, cancellando circa mille ettari di superficie protetta, eliminando, da ieri pomeriggio, qualsiasi possibilità di istituire il Parco del Finalese anche se, ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura Stefano Mai, «in futuro in qualsiasi momento, seguendo l’iter di costituzione di un parco, con la volontà del territorio, si può istituire».
Istanze del territorio che comunque si erano già fatte sentire, a favore del Parco del Finalese, attraverso la presa di posizione delll’Associazione Albergatori di Savona. Nessun esito ha avuto la richiesta, prima del M5S la scorsa settimana e poi ieri mattina di Rete a sinistra & Liberamente in Liguria, di uno stop e una riapertura della discussione in commissione Ambiente, anche alla luce della presa di posizione di Federparchi e del Cai di Liguria e Piemonte. E proprio la Regione Piemonte ha dato il via, nei giorni scorsi, all’istituzione del Parco del’Alta Val Borbera di cui si parlava da 40 anni.
Nella Legge che di fatto riforma i Parchi Liguri, approvata articolo per articolo dalla maggioranza, si dà pieno potere alla Regione di commissariare i parchi a sua discrezione (anche se l’impossibilità di funzionamento dell’ente parco non è imputabile alla gestione dell’ente stesso)e, non si aumentano le risorse (circa due milioni e 800 mila euro, pari al 3 per mille del bilancio regionale), si aumentano le pene pecuniarie per chi commette reati all’interno delle aree, ma si limita il potere di rilevare i comportamenti fuori legge alle guardie del parco, che praticamente esistono solo nel Parco di Portofino, e al personale dei Parchi, dicendo no a un emendamento della minoranza che proponeva un allargamento ad agenti giurati volontari delle associazioni di pesca e ambiente, guardie venatorie, carabinieri forestali, figure prevista, ad esempio, per i controlli venatori.
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