martedì 12 maggio 2020

Maltempo blocca il tentativo sull’Everest. Dubbi sulla stagione in Karakorum

Il tentativo di vetta di questa mattina sul versante nord dell’Everest è stato bloccato a 8600 m a causa del maltempo. Il team, composto da sette guide sherpa, aveva l’obiettivo di attrezzare la via nell’ultima parte della montagna che va da campo 3, 8300m, alla cima (8848m).



Successo invece per la squadra dei clienti impegnata nell’acclimatazione, che è arrivata come previsto in vetta al Lhakpa Ri (7045m). Sono ora attesi a breve al campo base dell’Everest.

Dubbi sulla stagione in Karakorum

Mentre procede la stagione alpinistica all’Everest, si inizia a discutere di quella in Karakorum, che dovrebbe iniziare questa estate. Al momento è però tutto ancora sospeso e in attesa: il Pakistan è ancora in lockdown (particolarmente stringente nella regione del Gilgit-Baltistan dove sono situate le grandi montagne) e il picco della curva dei contagi è previsto per fine maggio/inizio giugno. La fase 2 si stima possa iniziare a metà giugno. Al 11 maggio 2020, il Pakistan ha avuto 30.941 casi confermati di covid-19 e 667 morti (con un rapporto di mortalità per 100.000 abitanti di 0,31). 
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domenica 10 maggio 2020

Via libera alle escursioni in montagna: la conseguenza del silenzio è un rischioso “liberi tutti”

«Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio pure». La frase è Jean–Paul Sartre e descrive bene la situazione di spaesamento che sindaci, sportivi, appassionati di trekking, responsabili di Parchi naturali e Cai, si sono trovati ad affrontare domenica davanti al decreto che liberalizzava di fatto, a partire da ieri, le escursioni in montagna. Sono mancate delle direttrici, almeno a livello regionale, in grado di spiegare meglio questo importante provvedimento, vista l’estensione dell’area montana piemontese.



In altre regioni lo si è fatto, anche se su questioni diverse: vedi lo scontro in corso tra Governo e la presidente della Calabria.

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Biellese di 60 anni cade in mountain bike tra Baltigati e Curino: grave a Novara

sabato 9 maggio 2020

Valanga a Cortina, morto un giovane

La vittima è stata trascinata a valle per oltre duecento metri, ma potrebbero essere state coinvolte anche altre persone. Sul posto gli uomini del soccorso alpino. Poche ore prima un’altra valanga ha interessato la Marmolada, ma al momento non risulterebbero persone coinvolte.


Un ragazzo è morto nella valanga che si è verificata a Cortina, nella zona Tofana di Rozes, sopra il rifugio Giussani. Il giovane è stato trascinato a valle per oltre 200 metri. La slavina avrebbe coinvolto anche altre persone. Sul posto gli uomini del soccorso alpino.

Stamane l'allarme era già stato lanciato da alcuni scialpinisti per un'altra valanga staccatasi da Punta Penia, sul ghiacciaio della Marmolada. L'intervento dei soccorritori si è concentrato prevalentemente nella zona dell'attacco della ferrata delle Roccette nella parte alta del ghiacciaio, a quota 3.300 metri. 

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"Nella zona vicina a quella dove è avvenuta la valanga stava facendo attività sciistica almeno un centinaio di persone": lo afferma un testimone della valanga.

giovedì 7 maggio 2020

I bivacchi del Cai sono inagibili, in quanto spazi esigui e non sanificati

Non saranno chiusi, in quanto utilizzabili solo in caso di stretta emergenza, come recita il cartello che sarà esposto sulla porta dalle Sezioni proprietarie.
“Bivacco inagibile causa emergenza Covid-19. L'accesso equivale all'assunzione per l'utente del rischio di contagio da Covid-19. Utilizza il bivacco solo in caso di emergenza”.
Queste le parole scritte nel cartello che la Commissione centrale rifugi e opere alpine del Cai ha inviato in formato pdf ai presidenti dei Gruppi regionali, delle Commissioni regionali rifugi, del Club Arc Alpin e delle Sezioni. Un cartello che le Sezioni proprietarie dei bivacchi del Cai dovranno stampare e posizionare sulla porta di accesso degli stessi.
“Dopo un'attenta ed approfondita riflessione abbiamo concluso che i bivacchi non si possono chiudere poiché, in caso di emergenza, rappresentano l'unico punto di ricovero possibile per gli alpinisti”, spiega il presidente della Commissione centrale rifugi Giacomo Benedetti.
“Riteniamo però giusto e corretto ricordare che gli spazi, essendo esigui e non sanificati, non garantiscono all'avventore i requisiti, anche minimi, di sicurezza, esponendoli al rischio di contagio”.
Del cartello ha accennato anche il Presidente generale Vincenzo Torti nel corso della diretta Instgram con Hervé Barmasse di domenica scorsa.
“Esistono bivacchi non in quota, e ci possono essere escursionisti che pensano di poterci andare. Il cartello spiega appunto che il bivacco è inagibile e riservato esclusivamente alla più stretta emergenza".
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Scarica il cartello "Bivacchi inagibili" >

mercoledì 6 maggio 2020

Storie di Territori: Bruggi la perla della Val Curone (AL)

In attesa di poter riprendere nuovi viaggi alla riscoperta di bei luoghi sulle nostre vallate, ecco qualche informazione su Bruggi.


Bruggi è l’ultimo paese della valle del Curone che nasce sul suo territorio; incuneato fra la Lombardia a nord l’Emilia a est e la Liguria a sud, ai piedi del monte Chiappo (ca 1700 mt.), situato sulla sponda destra del Curone rivolto verso sud- sud/ovest ha un’altitudine fra i 1000 e 1150 mt. Contornato da boschi di faggi, frassini  e carpini e da boscaglie di noccioli e roveri, ha la pineta più estesa della provincia di Alessandria composta da abeti, larici, douglas e, in quantità minore, di pini, nata da un importante rimboschimento degli anni 30’ su antiche pietraie.
E’ più che probabile che il territorio di Bruggi fosse frequentato o abitato già nel primo millennio. E’ citato per la prima volta in due atti del 1300 e del 1306.
Fu feudo dei Malaspina, citato in un atto del 1369, ed in seguito, dopo la congiura dei Fieschi, dei Doria, sotto la cui amministrazione, l’alta val Curone ha goduto di parziale autonomia amministrativa. Verso la fine del 700 passarono i Francesi di Napoleone che pattugliavano il Carmo ed il Bo­glelio, là dove c’era il confine del Regno Lombardo-Veneto che era sotto la domi­nazione austriaca.
Il luogo ove i Francesi si riposavano che si trovava presso una fontana per l’ab­beveraggio degli animali, fra i monti Carmo e Boglelio, fu denominato dagli abi­tanti la «Piana dei Francesi». Pare addirittura che lo stesso Napoleone abbia occupato il paesino e, di passaggio con le sue truppe, abbia dato origine al nome «Armà» (armata).
L’ andamento demografico racconta che la popolazione dal 1600 al 1850  si è mantenuta fra le 200 e 300 persone, dal 1850 è aumentata fino a superare le 500 unità ad inizio 1900, poi un lento inesorabile declino. Ora per contare gli abitanti dei vari paesi bastano le mani, spesso una sola.
Prima dell’attuale vi era un’altra chiesa situata in centro del paese poco sopra l’ex albergo miramonti con il cimitero attiguo. L’attuale chiesa è dedicata a San Rocco, in seguito ad un voto fatto al santo per salvare il paese da un’epidemia.
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Primi giorni di libertà. Cronache e problemi nelle prime ore della Fase 2 sui sentieri

Le ragazze dell’Abruzzo non perdono tempo. La mattina di lunedì 4 maggio Eleonora D’Angelo e Sara Storione, entrambe alpiniste, sono partite in bici da casa, poi hanno affrontato di buon passo i 1500 metri di dislivello che sentiero che porta in cima al Velino. Quando hanno postato su Facebook l’immagine dell’alba vista dai 2487 metri della cima erano le 6.14 del mattino. Qualche minuto dopo le 9, Sara ed Eleonora erano ai rispettivi posti di lavoro. “Non ne potevo più di star ferma” sorride al telefono Sara Storione. 

Mentre le due alpiniste marsicane scendevano dal Velino, cinque o seicento chilometri in linea d’aria più a nord un camminatore famoso usciva da casa in Val Camonica. Franco Michieli, ideatore di trekking, scrittore, garante di Mountain Wilderness, vive a Bienno, ai piedi dei contrafforti dell’Adamello. “Ho affrontato direttamente i pendii sopra a casa, salendo poi per un canalone inciso dalle valanghe” racconta Franco. “Dalla cima del Monte Alta Guardia, 2226 metri, ho continuato per cresta con altri saliscendi. Quando sono tornato a casa avevo nelle gambe 2100 metri di dislivello. E la sera ho aggiunto una lunga camminata con il cane”. 
Lunedì 4 maggio, il primo giorno dell’annunciata (e temuta) Fase 2, è stato un momento importante per gli escursionisti e gli alpinisti italiani. Molti, proprio quel giorno, sono dovuti tornare in ufficio o in fabbrica. Tanti altri hanno continuato a lavorare in aziende aperte anche nei giorni precedenti, o con il telelavoro. Chi ha potuto, e sono stati in migliaia, ha approfittato della giornata di primavera e delle nuove regole per camminare o scalare. La festa è proseguita anche martedì 5. Non è stato un assalto, ma un ritorno responsabile e ordinato.
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lunedì 4 maggio 2020

“In montagna, ma con prudenza”: l’appello del soccorso alpino

“I contagi sono in calo, ma è in discesa che bisogna stare più attenti”

«i contagi sono calati ma è proprio in discesa, come in un'escursione in montagna, che bisogna fare maggiore attenzione. La discesa infatti non consente errori». L’invito è del soccorso alpino del Piemonte che nel giorno che parte la fase 2 vuole invitare a non abbassare la guardia. E così lancia sei regole, un appello alla prudenza.. 
1. Informarsi attentamente
2. Pianificare gli spostamenti
3. Occhio alla forma fisica
4. Muoversi nel rispetto delle misure di legge
5. Comunicare ai familiari l’itinerario
6. Evitare attività a rischio

Come comportarsi in montagna nella Fase 2: “Responsabilità, buon senso e occhio alle restrizioni locali”

domenica 3 maggio 2020

Come fare sport o attività motoria dal 4 maggio senza rischiare sanzioni: le spiegazioni della Questura

ALESSANDRIA – Grazie alla pagina facebook della Questura di Alessandria sono state fornite informazioni dettagliate su come svolgere in tranquillità l’attività sportiva o motoria a partire dal 4 maggio. Di seguito le delucidazioni:
“IL DPCM 26 APRILE 2020” art. 1, lettere b), c), d), e), f) del DPCM del 26 aprile scorso (in vigore dal 4 al 17 maggio).
LETTERE b), c)
Rispetto a prima, chi ha oltre 37.5° di febbre e (sostanzialmente) tosse non è solo invitato, ma DEVE rimanere a casa e limitare i contatti sociali, contattando il medico curante; il Piemonte è più restrittivo, perché prevede l’obbligo anche senza febbre, cioè solo con i sintomi del Coronavirus (tosse, diarrea, difficoltà respiratorie, perdita dell’olfatto). Chi è positivo o in quarantena non può muoversi dalla propria abitazione, salvo se gli viene “ordinato” dall’Autorità sanitaria. Rientrano in questi casi coloro che possono recarsi ad effettuare il tampone in modalità “drive”, cioè restando in auto.
LETTERA d)
Riafferma il PRINCIPIO di carattere GENERALE e PRIMARIO: SONO VIETATI GLI ASSEMBRAMENTI di persone, dovunque, quindi anche in casa propria. Ovviamente non significa che con chi viviamo non possiamo ‘stare insieme’, ma anche in casa dobbiamo cercare di evitare di stare ‘tutti vicini’, soprattutto se siamo in tanti. Proprio per evitare assembramenti, il Sindaco può chiudere aree – non si fa differenza tra aree pubbliche o private (es. condominiali) – dove solo con la chiusura si possono, appunto, evitare assembramenti.
LETTERA e)
E’ ora POSSIBILE l’accesso a PARCHI, VILLE E GIARDINI PUBBLICI, purché non ci sia assembramento di persone e ci si tenga a distanza di un metro l’uno dall’altro. Il Sindaco, però, può chiuderli se non c’è altro modo di evitare assembramenti (per Alessandria, dovrebbe continuare la chiusura della Cittadella). Attenzione: CONTINUANO AD ESSERE CHIUSE LE AREE GIOCHI PER BAMBINI.
LETTERA f)
Conferma che ALL’APERTO non si può ‘giocare’ (attività ludiche) o ‘fare ricreazione’ (attività ricreative). SI PUO’, invece, FARE ATTIVITA’ SPORTIVA (corsa, ginnastica) o MOTORIA (camminare), però DA SOLI a meno che non si sia conviventi e rispettando DUE METRI di distanza dagli altri se facciamo attività sportiva, UN METRO se camminiamo. I MINORI e le persone non completamente autosufficienti possono fare attività sportiva o motoria ACCOMPAGNATI. Quindi, in pratica, SI PUO’ ANDARE A CORRERE O CAMMINARE CON I PROPRI FIGLI MINORI, purché si rispetti la distanza di due metri da terze persone. Si può andare a correre o camminare tutta la famiglia assieme? La regola che abbiamo visto dice che l’attività sportiva o motoria può essere svolta con i conviventi ma che nel caso di figli minori un solo ‘accompagnatore’ può correre con loro. Quindi, la cosa migliore è che uno dei due genitori abbia i figli minori vicini, mentre L’ALTRO sarebbe meglio che mantenesse la distanza di sicurezza (può sembrare strano ma dobbiamo pensare che il principio base è di evitare qualsiasi assembramento).
Ora, fin dove posso andare per fare attività sportiva o motoria? Anche fuori dal mio Comune, si può, e anche ‘distante’ specifica la Presidenza del Consiglio, quindi fino al limite della Regione al massimo, ma è chiaro che non deve diventare una ‘scusa’ per fare alla fine ‘una gita’: si rischia fortemente la sanzione! Perciò, se ho un parco cittadino o un bosco vicino non ne vado a cercare altri a 50 km di distanza! Diverso è se pratico uno sport (individuale) che ha bisogno di appositi scenari: viene in mente la mountain-bike o la canoa o la pesca sportiva (vedi domande). In questi casi si può andare fino al limite di Regione per cercare lo spazio attrezzato e a norma più vicino, ma, in ogni caso, non si può andare fuori Regione. Posso, in tutti i casi, raggiungere il luogo per fare attività sportiva o motoria sia con l’auto che con i mezzi pubblici. Posso andare con tutto il nucleo familiare, anche in auto, se tutti facciamo attività sportiva (anche diverse, purché nello stesso luogo) o motoria.
In Piemonte, infine, è permesso l’allenamento e addestramento di cavalli nei maneggi, per una sola persona alla volta e per non più di 120 minuti.
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Voltaggio: dopo 6 anni il Cociv non ha ancora “pagato” per l’habitat distrutto.

Dal 2014 nessuna traccia delle compensazioni per la zona umida distrutta nella ex cava Cementir. L’Appennino Piemontese ha bocciato il progetto presentato a febbraio dal consorzio, dopo la protesta di Legambiente. I 5 Stelle: “Regole non rispettate, intervenga la Commissione Ue”

Da sei anni sette specie animali dell’alta Val Lemme sono state cancellate insieme al loro habitat. Rospo comune, rana dalmatina, rana temporaria, rana verde maggiore, tritone alpestre, natrice viperina e natrice dal collare, che vivevano nella zona umida della ex cava Cementir, sono state spazzate via insieme alla loro “casa” dalla costruzione del deposito di smarino del Terzo valico, nella ex cava Cementir di Voltaggio. Il Cociv avrebbe dovuto ricostituire, per quanto possibile e in tempi ragionevoli, un nuovo habitat ma non l’ha ancora fatto, mentre la grande opera va avanti a spron battuto. Infatti, domani, lunedì 4 maggio, i lavori ripartiranno dopo la pausa forzata a causa del coronavirus. Le Aree protette dell’Appennino Piemontese, ente gestore del sito di importanza comunitaria Capanne di Marcarolo, all’interno del quale si trova l’ex cava, di recente hanno bocciato il progetto delle cosiddette opere compensative proposto dal Cociv, presentato a metà febbraio. L’ente ha dato tempo fino al 31 ottobre al consorzio di imprese per presentare una proposta adeguata.

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sabato 2 maggio 2020

Elicottero salva l'escursionista ferita. Ma il peggio per la 75enne è venuto dopo

Brutta avventura per una donna di 74 anni rimasta ferita durante un'escursione sulla montagna di Piestewa Peak, a Phoenix, in Arizona. Durante il trasporto in elicottero la barella sospesa in aria, su cui la donna era stata adagiata dai soccorritori, ha cominciato a roteare paurosamente a grande velocità

Video

Genova, cade e si ferisce ai laghetti di Nervi, soccorsa da un poliziotto. Era con un’amica, multata perché fuori zona

Genova - Va a fare un giro con un amica ai laghetti di Nervi, ma cade e sbatte la testa contro un sasso. A soccorrerla è stato un poliziotto fuori servizio. L'amica è stata invece sanzionata.
L'agente ha sentito delle urla e si è avvicinato. Vicino alla donna che urlava ce ne era un'altra stesa a terra con il viso immerso nell'acqua sporca di sangue. Il poliziotto ha soccorso la ferita e poi ha chiamato l'elicottero dei vigili del fuoco che hanno trasferito la donna in ospedale. L'amica è stata multata perché era fuori zona e senza motivo. 

venerdì 1 maggio 2020

Sui ghiacciai alpini le tracce del disastro di Chernobyl

Radioattività anomala frutto di test e incidenti nucleari

I ghiacciai alpini conservano ancora la memoria del disastro nucleare di Chernobyl: lo dimostra la radioattività anomala registrata sulla superficie del ghiacciaio dei Forni in Italia e del Morteratsch in Svizzera. Sebbene non vi siano conseguenze ambientali e di salute per gli ecosistemi a valle, ulteriori studi saranno necessari per comprendere gli effetti nelle aree prospicienti ai ghiacciai.
A indicarlo è lo studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere da un gruppo internazionale di ricerca con l'importante contributo dell'Italia. Le misure di radioattività, infatti, sono state effettuate in gran parte all'Università di Milano-Bicocca. Hanno inoltre partecipato l'Istituito nazionale di fisica nucleare (Infn), l'Università di Genova, l'Università Statale di Milano e l'Università di Pavia.
Lo studio ha analizzato la crioconite, il sedimento scuro che si accumula sulla superficie dei ghiacciai durante la stagione estiva. Al suo interno sono stati trovati elementi radioattivi non solo naturali, come il piombo-210, ma anche artificiali. Il cesio-137, ad esempio, rivela come le Alpi abbiano subito una forte contaminazione in seguito all'incidente di Chernobyl del 1986. La presenza di altri radionuclidi, come gli isotopi di plutonio e americio o il bismuto-207, è invece riconducibile ai test nucleari effettuati in alta atmosfera negli anni '50 e '60 del secolo scorso.
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Per il 1 maggio una fuga virtuale nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il 1 maggio che ne dite di coniugare il consueto appuntamento con la rubrica Mountain and Chill ad una escursione collettiva nel Parco Nazionale del Gran Paradiso? Naturalmente nel rispetto di ogni disposizione ministeriale, restando comodamente sul divano di casa. A regalarci questa occasione di fuga virtuale è il Parco stesso, che a partire da stasera alle ore 21, renderà disponibile sul proprio canale Youtube, sul sito www.pngp.it e sulla pagina facebook del Parco il documentario “Tutto è più chiaro visto da quassù”.



Fase 2: il CAI scrive a Giuseppe Conte: “Chiediamo chiarezza per la tutela della montagna”



“Mi manchi”. Un video delle Guide Alpine lombarde per tutti coloro che sognano il ritorno in montagna


Si scalerà il 4 maggio?

Oggi pubblichiamo l’articolo di Andrea Gennari Daneri perché riassume perfettamente i dubbi che hanno gli alpinisti e gli escursionisti in questi giorni. In coda presentiamo il contenuto della lettera che ieri, 30 aprile 2020, il presidente del CAI Vincenzo Torti ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.
Si scalerà il 4 maggio?di Andrea Gennari Daneri
(pubblicato su pareti.it il 28 aprile 2020)
Tre pareri autorevoli sul DPCM del 26 aprile 2020
Nella notte non sono arrivate novità che ci riguardano. In questo maldestro decreto ci sono lacune talmente più grandi della “nostra” che i tecnici ministeriali hanno dovuto scegliere. E si sono dedicati al tema del ricongiungimento parentale, chiarendo (?) il termine “congiunti” con un ancora più generico “affetti stabili”. E ora, in quel settore, siamo in pieno caos. Allora, senza nessuna pretesa né di esaustività, né tantomeno di verità dogmatica, siamo andati a chiedere il parere di tre persone più titolate di noi a leggere correttamente i sibillini commi A e F del decreto, quelli che si occupano degli spostamenti e dell’attività sportiva consentita. Un avvocato, un amministratore pubblico e un rappresentante delle forze dell’ordine. Con un “difetto” comune: sono tutti e tre climber e quindi è presumibile (ma non necessario) che tendano a vedere le cose con un occhio un più favorevole alle esigenze del nostro mondo.
Senza ripetere tutta la questione che potere vedere riassunta qui, cerchiamo di capire da loro se, come e con quali mezzi potremo raggiungere e frequentare le nostre benamate pareti a partire dal 4 maggio 2020.
Melloblocco (SO). Qui certamente NO.
L’Amministratore pubblico
Partiamo da Lorenzo Minganti, amministratore pubblico come servizio e avvocato come ordine di appartenenza. “Come ormai noto anche ai sassi: ci si può spostare (cioè uscire dalla propria abitazione) per sole tre ragioni: lavoro, necessità e salute. Attività motoria si poteva in precedenza svolgere solo “in prossimità dell’abitazione” (ed era già un possibile motivo di spostamento); e si è lungamente discusso su come interpretare il concetto di “prossimità”. Ora il dpcm rimuove questo limite, per introdurne e/o confermarne altri. Viene ribadito l’obbligo della distanza interpersonale di un metro (che già vigeva ex dpcm 10 aprile) e vengono aggiunti i limiti della “individualità” (lett. f) e della “regionalità” (lett. a, che non comprende lo spostamento per “necessità”). Viene poi introdotta la nuova categoria “attività sportiva” per la quale è richiesta una distanza interpersonale di due metri (e non uno). Interessante sarebbe capire la differenza fra attività sportiva e motoria. Forse il discrimine potrebbe stare nell’impegno sportivo maggiore? Comunque la distinzione rileva solo per quale distanza tenere… Risultano invece ancora vietate le attività ludica e ricreativa (che evidentemente sono cosa diversa da quelle motoria e sportiva). Io non ravvedo altri limiti. In tanti mi chiedono se sia possibile spostarsi con un mezzo privato per recarsi a svolgere l’attività sportiva. A mio avviso non sussistono limiti a ciò, o almeno io non li vedo: dal momento in cui l’attività motoria è uno dei legittimi motivi di spostamento (cioè l’uscire di casa) non vedo perché questo non possa essere preceduto da un percorso tragitto con un qualsiasi mezzo privato.
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Quanto monotona sarebbe la faccia della terra senza le montagne.

Immanuel Kant

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